La nostra storia

Francesco, giovane capraiese con un forte legame per la sua isola, decide di recuperare una parte dei terrazzamenti anticamente abbandonati dall’ex Colonia Penale per coltivarci ortaggi e impiantare un vigneto. “Tutto ha avuto inizio 3 anni fa, quando ho conosciuto Gianna, docente arrivata dalla Puglia per insegnare in Capraia”. Dopo aver fatto di Capraia la loro scelta di vita, il loro sogno è stato quello di produrre vino in modo sostenibile e biologico nel cuore della macchia mediterranea, tra cespugli di elicriso e bacche di mirto. “E se è vero che per crescere bene una pianta di vite ha bisogno di radici profonde, allora…”. Stefano, fornaio dell’isola e padre del giovane capraiese, con la sua forte passione e il suo irrefrenabile entusiasmo per la terra, sostiene e dà coraggio a questa giovane azienda.

Francesco

Gianna

Stefano

 

 

 

Il Territorio

A 40 miglia circa da Livorno e 20 dalla Corsica ecco che sorge l’Isola di Capraia, una delle perle del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano lunga circa 8 km, larga 4 km e con una superficie che si aggira intorno ai 20kmq. Di origine vulcanica, l’isola presenta un territorio aspro e roccioso caratterizzato prettamente da macchia mediterranea. I forti venti e le potentissime mareggiate ne hanno scolpito nel tempo le coste a picco sul mare e massi affiorati sui pendii e nelle valli.

 

Le pendenze sono notevoli, pur tuttavia dovunque sia possibile, tra cime sporgenti e rocce denudate dall’acqua e dalle intemperie, si arrampicano i cosiddetti terrazzamenti. Si tratta di estensioni di terreno creato dall’uomo col paziente lavoro di secoli.

 

“Dove non era che cespuglio incuneato tra i sassi, si è dissodato; con i sassi si sono costruiti muri a secco raggiungenti a volte anche 5 metri di altezza; questi ripiani riempiti infine con la terra ricavata dal dissodamento, aggiunta a quella raccolta qua e là e trasportata a spalla sul posto.”

 

Nel 1873 il Comune di Capraia cede in affitto una parte dei propri terreni alla Colonia Penale. Costruiti dormitori, refettori, celle di sicurezza. Affluirono anche i detenuti, fino a un massimo di 380. Lavoravano la terra, costruivano muretti a secco, producevano ortaggi, coltivavano vite, allevavano bestiame. Ma nel 1986, la colonia penale fu chiusa e successivamente inghiottita dalla natura incontaminata e selvaggia.

 

 

 

Prodotti

La Mursa, di fatti, ha come obiettivo principale un progetto di recupero di terreni abbandonati dalla Colonia Penale Agricola, concessi agli abitanti dell’isola col diritto di uso civico. Parte del progetto è anche la ricostruzione di una struttura rurale presente nell’azienda da destinare ad attività agrituristica, restituendo alla “lavanderia” la bellezza e il fascino che merita.

 Ad oggi si è recuperato:

– mezzo ettaro a vigneto, con varietà Grenache, sesto d’impianto 1mx1m con forma di allevamento ad alberello, ormai in disuso e tipica delle isole;

– 3,000 metri quadri a ortaggi (di cui pomodori, insalate, melanzane, peperoni, zucchine, cipollotti, patate in vendita presso il mini-market e forno del paese).

La nostra azienda è in fase di conversione biologica con ente certificatore “Suolo e Salute”.

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Il Vigneto

Immerso negli intensi profumi della macchia mediterranea, il vigneto nasce nel cuore dell’Ex Colonia Penale (località “Lavanderia”) dal recupero dei terrazzamenti che si inerpicano sul Monte Castello, punto più alto di Capraia la cui vetta raggiunge i 447mt.
La scelta della varietà “grenache” è dovuta alla volontà di recuperare un vitigno che anticamente veniva coltivato sull’isola, ormai andato perduto a causa del totale abbandono dell’agricoltura. Le testimonianze raccontano di un vino chiamato “U Rappu”, di qualità pregiata, ottenuto da uve di “grenache” e “aleatico”, che ancora oggi viene prodotto sul Capo Corso.
La forma di allevamento ad alberello, tipica dell’isola, viene impiegata per contrastare il forte vento che domina per gran parte dell’anno e per far fronte alla siccità dei mesi estivi.
Il sesto d’impianto utilizzato è di 1x1mt a quinconce con densità d’impianto 10.000 piante ad ettaro. Tale scelta è stata adottata per sfruttare al meglio i piccoli e ardui terrazzamenti, in cui tutte le lavorazioni vengono svolte in maniera manuale con il supporto di un piccolo motocoltivatore “data la difficile possibilità di meccanizzazione sul territorio”.
I trattamenti effettuati nel vigneto rispettano le norme dell’agricoltura biologica.

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Contatti